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Il Vulcano Etna

Genesi ed evoluzione

Comte A. de Bylandt-Palstercamp (1836): “Théorie des volcans”
L’Etna, enorme massiccio vulcanico formatosi in centinaia di migliaia di anni di sovrapposizione di quattro distinti vulcani, raggiunge una quota di 3.323 metri sul livello del mare. Circa 500 mila anni fa, dove oggi ammiriamo l’Etna, esisteva un grande Golfo che si affacciava sul mare Ionio. Al suo centro, dopo un lungo periodo di attivita’ vulcanica sottomarina, emersero i primi vulcani subaerei, il piu’ importante dei quali fu il Calanna, vulcano oggi ormai spento e ubicato nei pressi di Zafferana.
Cessata l’attività del Calanna e iniziata l’erosione dei suoi fianchi e di tutti i vulcanetti ad esso associati, circa 80 mila anni fa, inizio’ la violenta attività eruttiva del Trifoglietto I e, poche migliaia di anni dopo, quella del Trifoglietto II. I due nuovi vulcani ricoprirono gran parte di cio’ che rimaneva del vecchio Calanna ed estesero i loro fianchi nel golfo. Circa 64 mila anni fa, tremende esplosioni svuotarono la camera magmatica che alimentava i vulcani Trifoglietto I e Trifoglietto II, facendo collassare i rispettivi crateri e generando, di conseguenza, l’affascinante Valle del Bove, un’enorme e desolata caldera vulcanica larga oltre 5 km. Dopo quel cataclisma, tutto cesso’ per 30 mila anni.
L’attività vulcanica riprese 34 mila anni fa con l’apertura di un cono eruttivo posto ad occidente rispetto ai vulcani che lo precedettero. Nacque cosi’ il vulcano Mongibello (l’ultimo e attualmente attivo di quest’area geografica) che, con l’enorme quantità di lave eruttate, ha definitivamente saldato l’intero massiccio vulcanico etneo con la costa orientale siciliana. Ancora oggi, il maestoso Mongibello (chiamato solitamente Etna), caratterizzato da un vulcanismo fluido e quindi relativamente poco pericoloso, erutta frequentemente dalle bocche terminali o dai crateri laterali (eccentrici), mettendo spesso a repentaglio la sopravvivenza di case, boschi e campi coltivati.